BRUNO RUFFO Pioniere del Motomondiale
A Strà di Colognola ai Colli, nel veronese, in una piccola officina con annesso servizio di autonoleggio, il figlio del propietario, un ragazzino di otto anni, adocchia le motociclette per inforcarle quando il papà Augusto si allontana. A dieci, guida già anche le auto. E un giorno, nella primavera del 1936, quel papà... per rispetto alle moto dei clienti, regala al figlio la sospirata motocicletta, una Ganna con motore inglese.
Bruno Ruffo, a 16 anni, entra così nella vita motociclistica. Chi può pensare che un giorno sarà lui il Campione del Mondo? Forse proprio il papà, che lo incorraggia, lo aiuta e ne diventa il primo tifoso.
Per la prima volta Bruno gareggia nel 1937 su una pista in terra battuta a Montagnana con una Miller 250, classificandosi secondo, dopo essersi iscritto con una carta d'identità falsificata in quanto non ha ancora compiuto il diciottesimo anno d'età.
Poi, per lui, il servizio militare e la guerra sul fronte russo: circa sei anni di assenza dalle corse.
Riprende nel 1945, con una Guzzi Albatros 250 che va a comperare a Mandello Lario.
Arriva primo a Mantova, a Polesine e si piazza secondo a Bologna, mettendosi prepotentemente in luce nei terza categoria.
Passato in seconda categoria nel 1946, Ruffo sbaraglia gli avversari, vincendo nove gare delle undici disputate e conquista il titolo italiano della classe 250.
L'anno seguente non sfigura nel confronto con i prima categoria, anzi tutta la sua classe emerge imponendosi a Varese, Treviso, Vicenza e Padova e con ottimi piazzamenti a Lecco, al G.P delle Nazioni a Milano e alle Terme di Caracalla.
Nel 1948 arrivano altri ottimi risultati, ma si può dire che la pedana di lancio di Bruno Ruffo verso più ambìti traguardi, è il G.P delle Nazioni a Faenza, dove scende per la prima volta in lizza in una gara internazionale con i più temibili avversari della prima categoria e sfreccia sulla linea del traguardo con quasi un giro di vantaggio sulle Benelli di Ambrosini e Rossetti.
Ruffo termina in bellezza l'annata conquistando sulla pista di Monza con Gianni Leoni e Raffaele Alberti ben 19 primati mondiali con la minuscola Guzzi "65" maggiorata a 73cc.
E' il 1949 e nasce il Primo Campionato del Mondo di velocità. L'anno si rivela trionfale per lui che vince con stile limpido a Verona, S.Remo, Varese, Macerata, Ferrara, per chiudere a Mantova col Titolo Italiano di prima categoria e vincendo con il successo di Berna, il secondo posto all'Ulster e il quarto del G.P. di Monza, Il Primo Titolo Mondiale della storia della 250.
L'anno successivo, la Guzzi decide di fermarsi e di non partecipare ufficialmente al campionato del mondo.
Bruno Ruffo ottiene una Mondial 125 dai fratelli Boselli, che già avevano in squadra ufficiale i migliori piloti: Nello Pagani, campione del mondo in carica, Gianni Leoni, il giovane Carlo Ubbiali e Umberto Braga con un prototipo carenato.
Il suo carattere serio, audace, combattivo e la sua inimitabile classe gli regalano la vittoria ad Assen, un secondo posto all'Ulster e un quarto a Monza ed è di nuovo campione del mondo. Nello stesso anno, il 14 e il 17 settembre, a Montlhery (Francia) stabilirà con Moto guzzi 22 primati mondiali con la 75 cc e 10 con la 250cc.
Nel 1951 la Guzzi ritorna alle competizioni. Ruffo è alla guida di una squadra fortissima in 250 con Lorenzetti, Anderson, Wood e Cann. E' secondo al G.P di Svizzera, primo ad Albi in Francia, di nuovo primo a Clady in Irlanda e con il terzo posto a Monza si riconferma per il terzo anno consecutivo Campione del Mondo. Vince anche il suo terzo titolo italiano della 250. Il 18 novembre firmerà altri 5 primati mondiali nella classe 250 sulla pista di Monthlery.
Il 1952 vede in Bruno Ruffo l'uomo da battere, il sempre vincente, dopo la "tripletta" di mondiali che lascia gli avversari a bocca aperta. Ma la Guzzi, al Tourist Trophy all'Isola di Man, 11 giugno, chiede a Ruffo di lasciar vincere l'inglese Fergus Anderson, suo compagno di squadra, perchè una vittoria in casa gioverebbe molto alle vendite. Ruffo, il favorito alla vittoria, deve sottostare agli ordini di scuderia, è in testa alla gara, stabilisce due giri record, poi all'ultimo giro, molla completamente il gas. Lo stesso accade al G.P di Germania della Solitude in luglio, dove la Guzzi dice a Bruno che bisogna favorire il compagno Lorenzetti. All'ultimo giro Ruffo lo fa passare e, nell'ultima curva prima del traguardo, Lorenzetti cade e lui, a ruota, non può fare a meno di evitarlo...risultato: fratture multiple a entrambe le gambe e il mondiale che se ne va.
Ruffo torna a correre, nel 1953, dopo un fermo di otto mesi e quattro interventi. E' ancora in squadra Guzzi con Anderson, Kavanagh, Lorenzetti e Montanari. Vince le due prime gare di Campionato Italiano a Siracusa e Mestre. Riparte alla volta del TT dell'Isola di Man, per quella che sarà la sua ultima corsa iridata. Fin dalle prove è velocissimo e determinato a riscattarsi dal non aver potuto vincere l'anno prima. Ma il destino non gli è amico nemmeno questa volta e, in una prova cronometrata, all'alba, a trenta chilometri da Douglas, da dove era partito con il sole, incappa all'improvviso in un banco di nebbia, non ci vede più, picchia contro un paletto sul ciglio della strada. Ruffo riporta fratture gravissime. Da lì, la decisione di dire per sempre addio alle corse in moto.
Tornerà a correre in auto con una Maserati 2000 sport dal 1955 al 1958 con brillantissimi risultati, sia in pista che in gare in salita. Poi, il 13 settembre '58, in prova nella corsa in salita più veloce d'Europa, la Stallavena-Boscochiesanuova, cappotta a 200 km/h, ne esce illeso e, questa volta veramente... capisce che è giunta l'ora di smettere definitivamente con le corse.
Il libro del CONI alle Medaglie d'oro al Valore Atletico così descrive Bruno Ruffo : "Pilota impetuoso, uno degli stilisti più ammirati del dopoguerra, classe da vendere e freddezza inverosimile". |